Accumulatrice seriale? Drogata di libri? Patologicamente dipendente dalla carta stampata? No, semplicemente TSUNDOKU , sostantivo giapponese che indica quell'abitudine (di cui soffro) di continuare a comprare libri pur avendone una pila ancora da leggere.
Immagino di non essere la sola a compiere questo gesto incontrollabile con una certa frequenza...ma a chi vede del male in questo atto rispondo che no, anzi, è un bene che esistano persone come me! ;)
Innanzitutto facciamo girare l'economia dell'editoria (e in questo periodo si sa quanto ce ne sia bisogno!), in secondo luogo è un gesto assolutamente ottimistico: avere da leggere 20 o 30 libri presuppone il fatto che troveremo il tempo di farlo.
I libri non hanno data di scadenza, non subiscono le mode, sono una enorme (se non l'unica) compagnia in alcuni momenti più o meno belli della nostra vita...
Ricordo ad esempio che il testo "E gli ippopotami si sono lessati nelle loro vasche" di W.Borroughs e J.Kerouac ha alleggerito enormemente il mio ricovero ospedaliero per la colecistectomia...
..."L'innocente" di A.Weir ha abbreviato un interminabile volo aereo di 11 ore verso il Madagascar...
E poi, e non sottovaluterei affatto questa cosa: i libri sono una enorme e preziosa eredità per mia figlia.
E'ancora piccola ma ama la carta stampata tanto quanto i suoi genitori. Per lei vedere mamma e papà con un libro in mano è la quotidianità, farsi leggere una storia prima di dormire è un rito. Passiamo ore tra librerie e biblioteche e non usciamo mai a mani vuote. Saremo forse un po' meno ricchi economicamente parlando, ma sicuramente lo saremo molto di più nella mente!


